PIETRO BAJOCCHI

UNO DEI MILLE

Pietro Bajocchi nacque ad Atri il 7 maggio 1834 da Andrea Bajocchi di Città Sant’Angelo e Matilde De Sabatinis, atriana.

Rimasto orfano in tenera età fu grazie alla guida del letterato atriano Gabriello Cherubini e del filosofo e matematico Ariodante Mambelli, suoi mentori durante gli anni di studi al Seminario di Atri, che Pietro risollevò le sue sorti e al contempo coltivava l’amore patriottico.

Durante il proseguimento dei suoi studi a Teramo si concretizza il suo intento di partecipare alla liberazione del suo Paese: sostiene attivamente le azioni di propaganda che chiamavano da ogni parte d’Italia alla liberazione dal potere Borbonico e all’unità, tanto da essere sottoposto alla vigilanza della polizia e in seguito ad essere costretto a fuggire a Firenze, cosi come testimoniano le lettere scritte allo zio Pasquale De Sabatinis. Ma le notizie dei fermenti rivoluzionari in Sicilia lo chiamano irresistibilmente ad unirsi, unico abruzzese, alla spedizione del Generale Garibalbi da Quarto, strappandolo definitivamente alle cose della vita di un qualunque ventiseienne che scrive versi d’amore alla sua amata, di cui rimane testimonianza sulle colonne de Il Vomano- corriere di Atri –sul numero del 25 luglio del 1910. L’amore per la Patria e il carattere indomito e ardimentoso lo portano subito in prima linea nella battaglia di Calatafimi, facendosi subito notare da Garibaldi stesso.  Il Generale lo promuove Capitano sul campo, esortandolo alla lotta e fu lì, a Palermo che “spingendo avanti i suoi”  Pietro Bajocchi cadde ferito mortalmente il 27 maggio del 1860.

La città di Atri pose con tutti gli onori una lapide alla memoria del suo eroe, sulla facciata della casa natale, dettata dall’insigne concittadino e suo maestro Gabriello Cherubini, il 5 giugno 1887.Spulciando tra i documenti ingialliti dell’epoca, scopriamo un Pietro di carattere ardimentoso, rivoluzionario della prima ora, ma al contempo un giovane uomo che vive il fiore dei suoi anni e che solo l’amor patrio spinge a lasciare i luoghi dove vive e dove sboccia, nel suo animo sensibile e colto, l’amore.
Assieme ai caratteri peculiari del nostro protagonista si dipana un modo di vivere e solennizzare la storia proprio degli atriani di quel primo novecento, brillante nella cultura, vivo nelle attività, nell’arte grafica, colmo di orgoglio e ottimismo che forse ci lascia un po’ di malinconia.
Così e per questo si intende oggi celebrare Pietro Bajocchi, nella accezione etimologica della parola latina, che è quella di “frequentare, affollare”. Una celebrazione che scaturisce dall’incontro e l’unione di persone che recuperano il ricordo di ciò che rischiano di non ricordare, che finiscono così per onorare ciò che le aggrega.

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